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24 giugno 2006
GEMEINPLÄTZE (21)
Il luogo comune della settimana
«...In Italia si tira fuori il tricolore solo per le partite della nazionale...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quello sconsolato del possidente Goyassel La Zucca)
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Guarda tutta la collezione dei luoghi comuni.
| inviato da il 24/6/2006 alle 13:43 | |
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27 maggio 2006
GEMEINPLÄTZE (20)
Il luogo comune della settimana
«...Ah, ma io quel programma non lo guardo: ne ho visto solo qualche scena su Blob...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quello sconsolato del possidente Goyassel La Zucca)
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| inviato da il 27/5/2006 alle 20:12 | |
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24 maggio 2006
Nell'imminenza delle elezioni siciliane, riproponiamo di seguito un intervento del nostro Fortunario Frastigli, apparso il 10 gennaio scorso su questo stesso blog.
PROFUMO DI ZAGARA
di Fortunario Frastigli
(a nome e per conto di quel beccamorto del possidente Goyassel La Zucca)
Se tenti di parlar con loro di Mafia, di apprendere qualcosa in più sul fenomeno, di conoscere il loro punto di vista in materia, ti rispondono o che non ne sanno niente o, in alternativa, che “la Mafia a Roma è”. Come sempre. Quando gli fai un complimento, loro sono ben felici di attribuirsene ogni merito; quando invece gli fai un appunto, li critichi o li contesti per qualcosa, sono altrettanto felici di scaricare ogni responsabilità sull’Italia. “Che bel mare!” , “Che bella festa!”, “Che bel paesaggio!”, “Che bella questa cattedrale barocca!”, “Che buono questo pranzo!”, “Che ospitalità impagabile!”. Certo, ti dicono: “Questa Sicilia è!”.
“Che sporcizia!”, “Che disorganizzazione!”, “Che mancanza di senso civico!”, “Che maleducazione!”, “Che lentezza!” “Quanta criminalità!”. Certo, ti dicono: “Purtroppo l’Italia questa è…” E poi, appellandosi a non so quali bislacche indagini statistiche e a quali inenarrabili esperienze: “In Italia a tutte le parti così è…” “Ci sono più furti a Milano… Ci sono più falsi invalidi…” “E poi le assicurazioni!” “Io a Padova una volta sono stata scippata!”
Se però insisti e dici che no, che non è “a tutte le parti così”, che in fondo “per sopra” si vive meglio, le cose funzionano male, ma sempre meglio di là, allora sono loro che tirano in ballo la Mafia, che diventa improvvisamente unica responsabile di ogni male. “Per forza che qui le cose vanno male: c’è la Mafia…” E la Mafia, questo enorme e inquietante capro espiatorio, così comodo per tutti, s’alza nel cielo come una nuvola nera che copre tutta l’isola per l’intera sua superficie.
Ma io mi domando: è la Mafia che passa col rosso ai semafori? E’ la Mafia che non si ferma alle strisce quando sta passando un pedone? E’ la Mafia che usa il clacson per nonnulla? E’ la Mafia che tiene le autoradio delle macchine a tutto volume? E’ la Mafia che parcheggia in doppia, tripla, quadrupla fila o sui marciapiedi? E’ la Mafia che agli appuntamenti arriva sistematicamente in ritardo? E’ la Mafia che costruisce case monofamiliari abusive o villette al mare tirate su in pochi giorni e mai demolite? E’ la Mafia che passa giornate intere – durante l’orario di lavoro – in giro per negozi o altrove purché non nel posto di lavoro? E’ la Mafia – o è solo essa – che inquina, violenta, uccide tutto l’ambiente circostante? E’ la Mafia che, anziché chiamare gli addetti alla raccolta di questo tipo di rifiuti, lascia giorni e giorni televisori, poltrone, lavatrici, intere librerie sul più vicino marciapiede? E’ la Mafia che spreca quanto più può, salvo poi lamentarsi allorché qualcuno parla di realizzare discariche? E’ la Mafia che spende cifre astronomiche – ben al di sopra delle proprie possibilità economiche – per funerali, casse da morto, banchetti di matrimonio, telefoni cellulari e articoli che sono tutt’altro che di prima necessità? E’ la Mafia che lascia settimane e mesi la spazzatura nei cassonetti senza provvedere al periodico ritiro della nettezza? E’ la Mafia che non ripara i marciapiedi, che lascia a doppio senso strade strette di città? E’ la Mafia che sporca i bagni pubblici o che non li pulisce o che non provvede a rifornirli periodicamente di carta igienica? E´ la Mafia che fuma dove c'é scritto Vietato fumare o che non paga il biglietto di bus, treno, nave "perché tanto nessuno controlla"? E' la Mafia che al cinema, al teatro o ovunque ci siano posti a sedere occupa file intere di sedie, poltrone e poltroncine con cappotti, cappelli, borse, in attesa di amici o parenti ritardatari che poi magari neanche arrivano? E si potrebbe continuare all’infinito.
Inefficienza, inciviltà, assoluta mancanza di rispetto per tutto ciò che è altrui o che è comune: sono solo le prime di una lunga serie di caratteristiche che mi verrebbero in mente qualora mi fosse richiesto di descrivere la Sicilia e i suoi abitanti. Il Centrosinistra propone la candidatura di Rita Borsellino alla presidenza della regione, parlando di riscatto della Sicilia e di legalità. Senza capire che finché esisterà questo popolo fatto di fuorilegge per natura e per vocazione non ci potrà essere mai nessun riscatto per l’isola più bella del Mediterraneo, nessuna speranza, nessuna lotta alla mafia e alla malavita. Il Centrosinistra dice anche che i siciliani non meritano di essere governati da uno come Cuffaro. Ha ragione: non lo meritano perché perfino uno come Cuffaro è oro rispetto alla maggioranza di essi, che peraltro Cuffaro se l’è eletto democraticamente, così come democraticamente, nel 2001, ha assegnato 61 collegi su 61 alla coalizione guidata da Berlusconi. “E’ il voto della speranza” dice qualcuno. “Sono stati ingannati dalle lusinghe di Berlusconi” dice qualcun altro. Balle. I siciliani sanno perfettamente chi è Berlusconi e sanno perfettamente chi è Cuffaro. Per questo li hanno votati. Per questo li ammirano. Con buona pace della Borsellino e delle sue battaglie.
| inviato da il 24/5/2006 alle 10:24 | |
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17 maggio 2006
ZUM KOTZEN
Questo governo fa schifo.
| inviato da il 17/5/2006 alle 15:22 | |
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8 maggio 2006
GEMEINPLÄTZE (19)
Il luogo comune della settimana
«...Faresti mai foto di nudo? ...» «..Sì, ma solo in caso di nudo artistico...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quel catarroso del possidente Goyassel La Zucca)
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| inviato da il 8/5/2006 alle 0:6 | |
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1 maggio 2006
DIE ZUKUNFT

In bocca al lupo!
(a cura di Fedelaide Boccioni, a nome e per conto di quel nonagenario del possidente Goyassel La Zucca)
| inviato da il 1/5/2006 alle 22:29 | |
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27 aprile 2006
Così ci scrive Thomas, un amico di Aquisgrana:
"[...] Herzlich Glückwunsch zur Wahl von Prodi! Ich denke, Ihr habt Italien und ganz Europa einen Gefallen getan. Berlusconis Theater nach der Wahl war allerdings auch sehr lustig [...]"
(a cura di MARESCIALLO RACHELE, a nome e per conto di quell'insensibile del possidente Goyassel La Zucca)
| inviato da il 27/4/2006 alle 20:38 | |
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26 aprile 2006
GEMEINPLÄTZE (18)
Il luogo comune della settimana
«...E' indegno di un paese civile! Mi vergogno di essere italiano!...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quell'estremista del possidente Goyassel La Zucca)
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| inviato da il 26/4/2006 alle 9:31 | |
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22 aprile 2006
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«Rosa nel pugno!»
«Ulivo!»
«Ulivo!»
«Forza Italia!»
«Rifondazione!»
«Ulivo!»
«Ulivo!»
«Verdi per la pace!»
«Forza Italia!»
«Alleanza nazionale!»
«Ulivo!»
«Rifondazione!»
«Forza Italia!»
«No, non è Rifondazione, questa; toglila di qua: sono i Comunisti italiani…»
«Ulivo!»
«Dove stanno i Comunisti italiani?»
«Ulivo!»
«Lì, accanto all’Italia dei valori»
«Udicì!»
«No, quelli sono i Pensionati, non sono i Comunisti italiani…»
«Forza Italia!»
«Alleanza nazionale!»
«Ah, aspetta, eccolo qui, il mucchio dei Comunisti italiani: mettilo qui… Sono quelli col fondo celeste. Rifondazione è bianco lo sfondo…»
«Ulivo!»
«Rifondazione!»
«Democrazia cristiana!»
«Stiamo attenti che si fa un gran casino: dopo vanno tutte ricontrollate bene, quelle di Rifondazione e dei Comunisti italiani; anzi, guarda, fai una cosa: mettilo quaggiù il mucchietto di Rifondazione, così almeno non si fa casino…»
«Di Pietro!»
«Ulivo!»
«Rosa nel pugno!»
«Forza Italia!»
«Nulla!
Questo ha votato tre simboli: Udicì, Forza Italia e Democrazia cristiana… Dove stanno le nulle?»
«Ulivo!»
«Qui, qui, aspetta…»
«Ulivo!»
«Rosa nel pugno!»
«Forza Italia!»
«Fiamma tricolore!»
«Verdi per la pace!»
«Alleanza nazionale!»
«Comunisti italiani!»
«Ulivo!»
«Udeur!»
«Udeur?! Fai vedere!»
«Cose da pazzi! Chi è che ha votato per Mastella?!»
«Al Senato non ce n’era neanche una per l’Udeur…»
«Mi fai vedere?»
«Sì, sì, è proprio l’Udeur…»
«Chissà chi sarà stato…»
«Alleanza nazionale!»
«Io dico quella vecchina che gli sono cascati gli occhiali quand’è uscita…»
«Ulivo!»
«No, l’ho visto io che la figlia, nel corridoio, gli aveva indicato il simbolo Forza Italia sul manifesto…»
«Rosa nel pugno!»
«Può darsi qualche suora…»
«Fiamma tricolore!»
«Udicì!»
«Nulla!
SONO TUTTI UGUALI ANDATE AFFANCULO!!!»
«Questa è la scrittura di un giovane, comunque…»
«Io dico che è stato quel capellone con la patente tutta strappata…»
«Ulivo!»
«Quale? Quello coi sandali che ha fatto tutto quel casino?»
«Alleanza nazionale!»
«Sì, lui…»
«Alleanza nazionale!»
«No, quello è per i Verdi, lo so perché lo conosco, credo sia anche iscritto…»
«Rosa nel pugno!»
«Alleanza nazionale!»
«Ué! Ma com’è che a te ti capitano tutte quelle di Alleanza nazionale?»
«Bianca! O sbaglio?»
«Forza Italia!»
«Ah, no, scusate, non è bianca! C’è una croce sui Comunisti italiani. Si vede appena, ma c’è…»
«Udicì!»
«Sì, Comunisti italiani: mettila là…»
«Forza Italia!»
«Pensionati!»
«Di Pietro! Dov’è Di Pietro?»
«Ulivo!»
«Ulivo!»
«Qui, qui: dammi!»
«Alleanza nazionale!»
«Ulivo!»
«Dai che ci siamo quasi!»
«Rosa!»
«Ne sta prendendo parecchi, comunque, la Rosa nel pugno…»
«Mah… io sinceramente credevo di più…»
«Forza Italia!»
«Forza Italia!»
«Io dico che sarà una sorpresa: prenderà molto di più di socialisti e radicali. Io ho sentito un sacco di gente che diceva che votava per la Rosa nel pugno…»
«Ulivo!»
«Forza Italia!»
«Se è per questo io non ho sentito nessuno che votava Forza Italia eppure vedi quanti ne ha presi?! E già questo è un seggio di Centrosinistra, voglio vedere a livello nazionale, voglio vedere al Sud!»
«Di Pietro!»
«Vabbè, quello sempre: chi vota Forza Italia non lo dice mai…»
«Rifondazione!»
«Come ai tempi della Democrazia cristiana.»
«Ulivo!»
«Dai che siamo quasi a fine…»
«Ulivo!»
«A che punto siete voi? Alla sei non hanno aperto ancora neanche quella del Senato, son lì che scrivono i verbali…»
«Ulivo!»
«Quasi a fine, quasi a fine della Camera… Digli alla Marisa che può venire di già per i dati del Senato…»
«Rosa nel pugno!»
«Cazzo però quanti ne sta pigliando la Rosa nel pugno!»
«Il presidente della sei, comunque, è terribile: io una volta l’ho fatto alla sei e s’è finito all’alba. Poi, figurati, erano le comunali, c’erano le preferenze, il voto disgiunto… non tornava nulla… un casino!»
«Forza Italia!»
«Forza Italia!»
«Ulivo!»
«Pensionati!»
«Guarda questo come ha calcato! Aveva paura che non si vedesse…»
«Ulivo!»
«Rifondazione!»
«Nulla!
VIVA LA FICA!»
«Che fantasia, però…»
Tri-tri-tri Tri-tri-tri Tri-tri-tri
«Messaggio!»
«Ulivo!»
«Udicì!»
«Ci sono dati, Riccardo?!»
«Rifondazione!»
«Rifondazione!»
«Allora, qui m’è arrivata la prima proiezione…»
«Ulivo!»
«Verdi per la pace!»
«Vai, leggi!»
«Fiamma tricolore!»
«Un attimo, cazzo, che stiamo finendo…!»
«Allora, qui dice: Da quarantanove a cinquantaquattro per noi e da quarantaquattro a quarantanove per loro… Comunque sia, cinque punti…»
«Rosa nel pugno!»
«E se noi si piglia il valore minimo e loro il valore massimo? Siamo tutti e due a quarantanove…»
«Ulivo!»
«Ulivo!»
«Beh, no: di solito il dato reale è circa a metà della forchetta. Comunque sia, sarà tipo cinquantuno a quarantasei… I cinque punti di differenza rimangono…»
«Alleanza nazionale!»
«Ce li hai i dati sui partiti?»
«No, ancora niente…»
«Rosa nel pugno!»
«Rifondazione!»
«Forza Italia!»
«Ultimo sforzo… Udicì!»
«L’ultima scheda la voglio aprire io…»
«Ci siamo? Posso?»
«Siamo a fine Camera, Marisa. Due minuti e ti do quelli del Senato…»
«Forza Italia!»
«Di Pietro!»
«Verdi! Dove sono i Verdi?»
«Mussolini!»
«Ulivo!»
«Qui, dammi!»
«Alleanza!»
«Ulivo!»
«Cazzo, non vedo l’ora di vedere la faccia di Emilio Fede stasera!»
«Ulivo!»
«Io lo registro…»
«Democrazia cristiana!»
«Vabbè… quello che conta è che sono stati confermati i dati dei sondaggi delle ultime settimane… La rimonta non c’è stata…»
«Forza Italia!»
«Ahahaah! Il sondaggio americano! E lui diceva: “Siamo testa a testa!”… Che idiota!»
«Udicì!»
«Udicì!»
«Ulivo!»
«Verdi per la pace!»
«Se non altro non vedremo più la sera le facce di Bondi, di Schifani, di quell’altro…»
«Forza Italia!»
«Rifondazione!»
«Ulivo!»
«Comunque a me mi sembra che l’Ulivo ne sta pigliando anche di più di Diesse e Margherita al Senato. Dopo voglio fare la somma…»
«Udeur!»
«Un altro per l’Udeur! Ahahahaahaahah!»
«Ma come si fa?!»
«Udicì!»
«E com’è che al Senato non ce n’era neanche uno dell’Udeur?!»
«Sarà qualcuno che al Senato ha votato Margherita, ma non approva la lista comune coi Diesse…»
«Ulivo!»
«Ulivo!»
«La Lega non ne ha presi neanche uno, vero?»
«Forza Italia!»
«No, neanche uno…»
«Verdi per la pace!»
«E la Mussolini uno solo?»
«No, tre!»
«Rifondazione!»
«Forza Italia!»
«Ulivo!»
«Rosa!»
«Rosa nel pugno!»
«Rifondazione!»
«Di Pietro!»
«No, non la mettere lì, Rifondazione: quelli sono i Verdi»
«Per prima cosa voglio fare il controllo Comunisti italiani-Rifondazione, perché successe già l’anno scorso che si stava lasciando una di Rifondazione ai Comunisti italiani o viceversa…»
«Rosa nel pugno!»
«Meno quattro!»
«Alleanza nazionale!»
«Toh! Alessandra Mussolini, eccone un altro!»
«Rifondazione!»
«L’ultima, Deo gratias! L’apro io… L’ultima scheda, di solito, è quella che vince…»
«Beh, l’ultima del Senato era la Fiamma Tricolore…»
«Sì, ma questa è l’ultima in assoluto di tutto il seggio…»
«Rosa nel pugno!»
«Ecco, appunto…»
«Ecco fatto…»
«La Rosa ne ha presi un sacco. Io dico che a livello nazionale prende più del cinque per cento. Cazzo! Tutti voti che ci toglie soprattutto a noi, qui mi sa che Turci si è portato dietro mezzo partito…»
«Vai! Adesso ricontiamo e facciamo i soliti mucchietti di dieci… Vieni, Marisa, ti do i dati del Senato…»
«Vi torna tutto il Senato a voi? Dice che alla cinque si sono accorti che ci sono due schede del Senato in più: si vede che per sbaglio hanno fatto votare qualche giovane anche al Senato…»
«Vengo subito, vado in bagno…»
«’Spetta chiamo un attimo casa. Voglio sentire quanto ha preso la Rosa nel pugno…»
«Ne ha presi un sacco, altro che storie…! Vai, mettiamoci a ricontare…»
«Cominciamo dai piccoli che si fa prima…»
«Vabbè, anche se li ha presi a noi, la Rosa nel pugno, la cosa più importante è che i punti di distacco tra gli schieramenti a livello nazionale sono ben cinque… Questa è la cosa più importante: il paese non è più con Berlusconi…»
«Quanto aveva ragione Montanelli!»
«Quello è già in fuga per le Bermuda, come ci godooooo…»
«Bisogna vedere come andrà al Senato, con quella legge elettorale di merda che si è fatto…»
«Vabbè, con cinque punti di distacco non è possibile che prenda la maggioranza al Senato…»
«E poi ci sono gli italiani all’estero, non sottovalutiamoli: quelli son tutti fascisti e votano in massa per Tremaglia… Questa gente ha fatto tutto sempre e solo per i propri interessi…»
«Non vedo l’ora di vedere stasera la faccia di Emilio Fede…»
«Io aspetterei i dati definitivi, comunque…»
«Dai, cazzo! Vogliamo ricontare, sì o no?»
| inviato da il 22/4/2006 alle 11:7 | |
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12 aprile 2006
GEMEINPLÄTZE (17)
Il luogo comune del giorno
«...Gli italiani all'estero sono tutti fascisti...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quell'estremista del possidente Goyassel La Zucca)
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| inviato da il 12/4/2006 alle 9:23 | |
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8 aprile 2006
9-10 aprile 2006
BASTA!
| inviato da il 8/4/2006 alle 14:42 | |
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6 aprile 2006
Da qualche giorno in edicola il numero di aprile del mensile satirico livornese Il Vernacoliere:

| inviato da il 6/4/2006 alle 11:16 | |
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5 aprile 2006
GEMEINPLÄTZE (16)
Il luogo comune del giorno
«...Stiamo vivendo in un'epoca di transizione...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quell'estremista del possidente Goyassel La Zucca)
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| inviato da il 5/4/2006 alle 7:52 | |
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4 aprile 2006
SIE SPRECHEN UEBER UNS
dal sito www.derspiegel.de
Der Kaiman und sein Köder
Von Alexander Smoltczyk, Rom
Ministerpräsident Berlusconi sah auch im zweiten TV-Duell lange aus wie ein Verlierer. Übellaunig klammerte er sich an Statistiken während sein Herausforderer geschickt die Wähler umgarnte. Doch in letzter Minute griff Berlusconi tief in die Trickkiste.
Rom - Für Silvio Berlusconi ist Politik eine Sache des Gebens und Nehmens, der Geschenke und der Dankbarkeit. Eine lange Stunde lang sahen die Italiener gestern Abend einen übelgelaunten, ständig stichelnden Regierungschef. Dann, beim Schlussappell wechselte der 69-jährige Milliardär plötzlich Rolle und Gesichtsausdruck und verkündete als strahlender Sugar-Daddy sein Sonderangebot: "Wenn Sie wieder für uns stimmen, werden wir die Kommunalsteuer fürs erste Haus abschaffen. Ja, Sie haben mich richtig verstanden!" Mit diesem Trick aus dem Handbuch des erfolgreichen Gebrauchtwagenhändlers hofft Berlusconi nicht zu unrecht, den 20 Millionen Eigenheimbesitzern Italiens noch ein paar Stimmzettel abkaufen zu können. Ein geschicktes Manöver sechs Tage vor dem Wahltag, zumal die etwaigen Kosten ausschließlich von den Kommunen getragen werden müssten. Bis zu diesem Moment hatte der 66-jährige Oppositionsführer Romano Prodi das Duell klar gewonnen. Mit gefalteten Händen und der gewohnten Bonhomie eines gutgelaunten Landpfarrers sprach er von "unsere Kultur", von "dem zentralen Platz der Schule", von der "tiefen Spaltung des Landes", die überwunden werden müsse. Berlusconi wirkte zu Beginn der Sendung ungewohnt angespannt und kurzatmig. Streckenweise wirkte die Debatte wie ein Schulungsfilm für angehende Regierungschefs. Wobei Berlusconi die Auf-keinen-Fall-zu-machenden-Fehler demonstrierte, während unter Prodis Auftritten stets das Wort "Richtig!" zu blinken schien.
"Auszumerzendes Unkraut"
Die Grundregeln für derartige Fernsehgipfel sind: Vermeide Zahlen. Rede von Kindern und von Gefühlen. Schimpfe nicht, beleidige nicht, sondern zeige dich als Staatsmann. Zieh eine blaue Krawatte an zum hellblauen Hemd. Berlusconis Krawatte war dunkelblau. Doch ansonsten brach er sämtliche Verhaltensregeln telegener Klugheit mit gewohnter Selbstverständlichkeit. Er redete nie in die Kamera, vermied jedes Lächeln, jede Verbindlichkeit und übte sich im Affront: Prodi sei ein Strohmann, schimpfte er, ein "nützlicher Idiot", der hinter sich überwiegend kommunistische Abgeordnete haben werde. "Honigworte!", fuhr Berlusconi seinem Gegner ins Wort, "Märchen! Die üblichen Falschheiten der Linken!". Am Tag zuvor erst hatte er den braven Ökonomieprofessor in einem Interview als "auszumerzendes Unkraut" bezeichnet. Berlusconi kann bei seinen Auftritten ironisch sein, gewandt und, je länger er redet, auch überzeugend. Es ist eines der Rätsel dieses Wahlkampfs, weshalb er sich in der direkten Konfrontation mit Romano Prodi derart gekonnt ins schlechte Licht stellt. Seine eigene Familie hatte ihm noch vor der Sendung geraten, mehr über Gefühle zu reden, über Freiheit und Felicità. Denn schon beim ersten Streitgespräch am 15. März hatte der Ministerpräsident wie ein leicht monomanischer Zahlengenerator gewirkt. Doch gestern machte er wieder den gleichen Fehler. Schon bei der ersten Frage nach dem Schutz für Kinder (das ganze Land steht gerade unter dem Schock der Entführung und Ermordung des kleinen Tommy), reagierte Berlusconi mit Kriminalstatistiken. Prodi dagegen sprach mehrfach das Zauberwort "bambini" aus und blickte dabei direkt in die Kamera. Auf die Frage nach der Misere im Bildungssystem antwortete Berlusconi mit einer Zahl ("drei Komma zwei Prozent"), Prodi dagegen erzählte bekümmert von "Schulen, die kein Geld mehr haben, Kreide zu kaufen" und konnte sich eine Giftpfeil erlauben: "Der Premier klammert sich an die Zahlen wie ein Betrunkener an die Laterne." Der Regierungschef kam erst wieder ins Spiel, als nach der Außenpolitik gefragt wurde. Italiens Engagement im Irak sei eine Friedensmission im Rahmen der Uno-Resolutionen und habe dem Land Sicherheit und "550 Entwicklungsprojekte" gebracht. Dagegen wirkte Prodis Einwand, das meiste Geld werde doch wohl fürs Militär verwandt, ein wenig weltfremd. Der "Professore" versprach in seinem Schlusswort, das zwischen Nord und Süd, Arm und Reich zerrissene Land zu einigen: "Wir können nur gut leben, wenn auch die anderen Italiener gut leben."
Plötzlich: Das Kaiman-Lächeln
Berlusconi schien in diesem Moment plötzlich zu merken, dass Kameras im Studio stehen. Er drehte sich frontal zum Zuschauer, hatte sein Kaiman-Lächeln aufgesetzt und sagte: "Erstens: Die Linke will die Erbschaftsteuer erhöhen. Zweitens: Sie will eure Ersparnisse besteuern. Drittens: Sie wird euch nach den Kataster-Werten eurer Häuser taxieren. Wir dagegen..." Zu guter Letzt: Sein Super-Sonderangebot, die Abschaffung der Kommunalsteuer auf Immobilien - ein Angebot, das keiner ablehnen kann. In der Morgenpresse wird das TV-Duell als ausgeglichen bewertet. "Repubblica" sieht Prodi in leichtem Vorteil. Giulio Andreotti, das gebeugte Fossil Nachkriegsitaliens, kritisierte, dass die Krise der EU nicht zur Sprache gekommen sei. Der liberalkonservative "Corriere della Sera" sieht "Gleichstand - mit einem Knalleffekt". Prodi erklärte nach der Sendung. "Ich möchte hören, was die Bürgermeister der Casa delle Libertà (Berlusconis Regierungsbündnis) davon halten." Der Premier selbst ist diesmal überzufrieden mit sich. Er weiß, dass in den Provinzen, wo die meisten Unentschiedenen Wähler leben, von all den Sätzen der Debatte nur einer im Gedächtnis bleiben wird: Keine Kommunalsteuer mehr. Berlusconi wird mit den Worten zitiert: "Ich habe ihn aus dem Feld geschlagen, das war eine doppelter 6:0 Satz."
(a cura di MARESCIALLO RACHELE e di Fedelaide Boccioni, a nome e per conto di quell'idiota del possidente Goyassel La Zucca)
| inviato da il 4/4/2006 alle 12:44 | |
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4 aprile 2006
GEMEINPLÄTZE (15)
Il luogo comune del giorno
«...Il dibattito di ieri non ha spostato un voto...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quell'estremista del possidente Goyassel La Zucca)
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| inviato da il 4/4/2006 alle 8:53 | |
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3 aprile 2006
Dopo vent’anni rivediamo Bruno Vespa seduto. Come ai tempi in cui conduceva il Tg1. Fa un certo effetto. Oramai ci eravamo così abituati a vederlo sdraiato o in ginocchio…
(Fed. Boc.)
(Avvertenza: il testo riportato in questo post non ha il benché minimo intento denigratorio. Si tratta solo di una battuta di spirito e come tale speriamo che venga recepita. Lungi da noi – sia chiaro – voler offendere il decoro e l'onorabilità dell'augusto consorte dell’Augusta Jannini... - Redazione del blog Goyassel_la_zucca.ilcannocchiale.it)
| inviato da il 3/4/2006 alle 21:36 | |
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2 aprile 2006
E LO CHIAMANO LEADER (2)
Questa poi è fantastica: "Non è stato un errore, è stato uno sbaglio..."

(Fed. Boc.)
| inviato da il 2/4/2006 alle 19:23 | |
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2 aprile 2006
E LO CHIAMANO LEADER (1)
Nella trasmissione In mezz'ora di oggi pomeriggio uno dei due ha fatto davvero pena. Non Lucia Annunziata, tanto per capirci... (Fed. Boc.)
| inviato da il 2/4/2006 alle 14:52 | |
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1 aprile 2006
KÖNNEN SIE SICH EINE FRAU ALS BUNDESKANZLERIN VORSTELLEN?
di Maresciallo Rachele
(a nome e per conto di quel maleducato del possidente Goyassel La Zucca)
Düsseldorf, metà luglio 2005. Esattamente due mesi prima del voto, mi fingo intervistatore e vado in giro per l’Altstadt: voglio sondare gli umori dei passanti. Tutte le Umfragen danno Schröder perdente e la Merkel superfavorita: chissà che ne dicono i Düsseldorfer. E' proprio la regione di cui Duesseldorf è Haupstadt che ha portato il cancelliere in carica alla richiesta del voto di sfiducia al Bundestag e quindi alle elezioni anticipate. Proprio la sconfitta alle regionali di maggio in Nordrheinland-Westfalen è stata determinante per la decisione di Schröder. Chissà se gli abitanti di quel Bundesland approvano questa decisione. Chissà per chi voteranno alle politiche di settembre. Chissà se la Merkel piace.
La domanda non può essere diretta, meglio arrivarci implicitamente. Credo che qualcosa come "Können Sie sich eine Frau als Bundeskanzler vorstellen?" possa andare più che bene per attaccare discorso e poi per sviluppare l’argomento. Devo però inventarmi qualcosa. Mi guardo intorno. Davanti a me leggo il nome della fermata dell’U-Bahn: è quella di Heinrich-Heine-Allee, intitolata al poeta duesseldorfiano che dà il nome anche all’università. Ecco: l’università; può essere un’idea. Provo a dire che è un’inchiesta fatta per conto dell’università: di solito funziona. Armato di taccuino, mi metto così al lavoro.
In quel baillame che l’Altstadt di Duesseldorf – tra ristoranti turistici di tutti i tipi, gente che mangia e che beve seduta in strada a ogni ora del giorno e della notte, tra pizzerie, birrerie e negozi di kebab – trovo qualche faccia che mi ispira. Mi sento abbastanza tranquillo: grazie a Dio non siamo né a Dresda né a Monaco, in genere quelli della Nordrenania parlano abbastanza deutlich, capirli non dovrebbe essere un grosso problema. Qualcuno non vuole rispondermi, qualcun altro non vuole neanche sentire la mia domanda perché ha fretta. Altri, invece, si fermano e accettano di parlare a lungo con me. I tedeschi sono, di solito, molto diretti e, anche se la mia domanda è po’ indiretta, capiscono subito dove voglio andare a parare. Il nome della Merkel non lo faccio, lo fanno loro. "Ob ich mich eine Frau als Bundeskanzler vorstellen kann? Warum nicht? Die Frauen schaffen es besser als die Männer" mi sento dire dai più. Ma poi, subito dopo: "Eine Frau könnte passen, aber nicht die Merkel!“. Chi sostiene Schröder disapprova totalmente la sua decisione di andare a elezioni anticipate: la parola Mutlosigkeit, usata da un giovane in Marktplatz, sintetizza perfettamente come è stato percepito l’atteggiamento del cancelliere nell’ultima fase. Sostenitori della Merkel non ne trovo. Che sia come da noi, mi chiedo, che quelli che votano a destra di solito preferiscono non dirlo? Un signore benvestito che racconta di essere della Sassonia – e infatti, anche per via di alcuni suoi difetti fisici di pronuncia, capisco un quarto di quello che mi dice – urla e gesticola associando più volte al nome di Schröder la parola Scheiße. Quando gli nomino la Merkel però fa una smorfia. Anche lui lapidario: "Eine Frau wäre besser als ein Mann... Aber nicht die Merkel!". Sul tabellone alla fermata del tram, leggo: "712 - sofort". Mi accorgo allora di essere proprio nel bel mezzo dei binari. Mi salvo per un pelo, prima che la Straßen-Bahn 712, che sta arrivando puntualissima a tutta velocità, mi metta sotto. Trovare delusi di Schröder, nell’Altstadt di Düsseldorf, è facilissimo: trovare elettori della Merkel è invece un’impresa disperata.
Per un attimo mi illudo di avercela fatta quando, in riva al Reno, vedo un vecchietto con la coppola (sic!) e la Bildzeitung sotto braccio. All’inizio mi guarda diffidente e non mi capisce: o è un po’ sordo o sono io che parlo veramente male (propenderei per la seconda...). Poi comincia a rispondermi prendendola alla larga. Dice che Schröder non gli piace e che "die anderen", a suo parere, sono molto meglio. Vinceranno loro, mi dice, perché il cancelliere non è amato. Eccolo penso! Almeno uno! Ma poi, subito dopo – senza citare neanche la leader di quello che presumo sia il suo partito –, "Aber naja... ehrlich gesagt... naja... eine Frau als Kanzler würde mir nicht so gut gefallen...“. Mi giro sconsolato guardando in direzione del Rheinturm. Poco oltre, in riva al fiume, c’è un mercatino dell’usato: libri, dischi, soprammobili. Mi sembra più interessante che cercare sostenitori della Merkel. Mi verabschiedo allora dal vecchietto e raggiungo a grandi passi le bancarelle. Chissà, mi dico, forse un vinile di Herbert Grönemeyer a buon prezzo riesco a trovarlo...
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Questo intervento è presente anche sul blog Germanynews.
(a cura di MARESCIALLO RACHELE, a nome e per conto di quell'imbecille del possidente Goyassel La Zucca)
| inviato da il 1/4/2006 alle 11:12 | |
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31 marzo 2006
La moglie di Alemanno - oltre che figlia di Rauti - mi piace assai di più di quella di Bertinotti. E' grave? (Fed. Boc.)
| inviato da il 31/3/2006 alle 22:58 | |
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31 marzo 2006
GEMEINPLÄTZE (14)
Il luogo comune del giorno
«...A volte la realtà supera la fantasia...»
(a cura di Fortunario Frastigli, a nome e per conto di quell'estremista del possidente Goyassel La Zucca)
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| inviato da il 31/3/2006 alle 21:20 | |
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28 marzo 2006
STASERA SU RAI TRE
di Fedelaide Boccioni
(a nome e per conto di quel cafone del possidente Goyassel La Zucca)
Meraviglioso da un punto di vista televisivo, avvilente da un punto di vista politico e, in parte, giornalistico: stiamo parlando del Ballarò che si è appena concluso. Da due anni questo programma è una vera e propria arena della propaganda: di solito non si capisce quasi niente dei problemi affrontati, ma in compenso si assiste a esilaranti battibecchi e a fulminanti battutine con cui gli ospiti di turno, supportati dalle immancabili claques, tentano di mettere a tacere gli avversari. Ballarò, ogni martedì, riesce così a tirar fuori il peggio di ciascun politico. Nel caso di Mastro-don Berlusconi non è un’impresa difficile. Nel caso della Bonino lo sarebbe un po’ di più: eppure stasera è riuscito anche in questo. Come direbbe Floris, Alé!
Il conduttore: Floris è un Pionati di sinistra: la faccia e i modi sono da bravo ragazzo, ma l’atteggiamento è lo stesso del famigerato ex-pastonista del Tg1, oggi in lista con l’Udc. Tenta di coprire le divisioni dell’Unione, finge di non accorgersi del pesante battibecco tra la Bonino e Bertinotti, incalza il cosiddetto Cav. non lasciando cadere nessuna domanda degli avversari ed è, contemporaneamente, assai blando con quelli della sua parte politica. Non certo un esempio di giornalismo indipendente. Stasera si è salvato in corner, alla fine della puntata, con la domanda sull’origine delle “fortune” di Berlusconi: se non altro perché è una domanda che pochi giornalisti hanno avuto il coraggio di fargli in sua presenza.
Bonino: Un po’ deludente. Nella dialettica e negli argomenti – ci dispiace dirlo – si è rivelata piuttosto mediocre. La Rosa nel pugno è senz’altro un valore aggiunto nel Centrosinistra, la vera novità di queste elezioni, ma proprio perché essa ha scelto – dice irreversibilmente – di collocarsi in quell’area, se pur con tutte le riserve del caso, potrebbe evitare, presentandosi in trasmissioni come queste, di prendere continuamente le distanze dall’Unione, dai suoi programmi e dai suoi rappresentanti. Le contraddizioni evidentemente ci sono e in questo Berlusconi ha ragione: compito della Bonino stasera avrebbe dovuto essere far capire perché lei stava sulla sedia accanto a Bertinotti e non su quella accanto al premier. Anziché rimproverare a Mastro-don Berlusconi la mancata riforma delle carriere dei magistrati (osservazione che serve solo a confondere gli elettori) o l’aver abbandonato il maggioritario secco, avrebbe potuto porre l’accento sui temi che invece la uniscono a Bertinotti, come diritti civili, fecondazione, laicità, scuola pubblica, immigrazione. L’implicita equiparazione nazismo-comunismo, come la definizione di stamattina (“compagni di merende”), se le poteva benissimo risparmiare. Lodevole invece, quasi alla fine, la sua presa di posizione sull’ipotesi di ripristino della tassa di successione.
Bertinotti: Anche lui in difficoltà per le evidenti contraddizioni dell’alleanza di cui fa parte e per il sempre presente ricordo di quanto successo nel ’98. Tuttavia, mai come oggi abbiamo visto in lui un costruttivo spirito di coalizione. Il riferimento alla sua “sconfitta” alle primarie e al riconoscimento di Prodi come leader è stato un gesto apprezzabile. Intelligente e furbo allo stesso tempo. Come intelligente è stato sottolineare, in generale, la differenza tra "avversari" e "nemici" (anche se, parlando di Berlusconi, noi non saremmo onestamente molto d'accordo): una lezione di stile per lo stesso Berlusconi, ma anche e soprattutto per l'elettorato di Rifondazione a cui questa differenza non sembra molto presente. Abbastanza risibili, invece, gli argomenti con cui Bertinotti ha difeso dagli attacchi di Berlusconi i giornalisti di un quotidiano spesso indifendibile come L’Unità. In ogni caso, se da un lato noi siamo leti che il programma dell’Unione non sia quello di Bertinotti, siamo anche contenti che Bertinotti e le istanze e le fasce sociali che egli rappresenta siano oggi parte attiva dell’alleanza.
Rotondi: Il migliore in assoluto. Questa macchietta da commedia napoletana, che non si capisce – con rispetto per Goyassel che ha sempre odiato frasi fatte come questa – “se ci è o ci fa”, è l’autentica rivelazione dell’ultima campagna elettorale. Incantevole il suo eloquio barocco, sublimi le immagini evocate. Venuto chissà da dove, presentato chissà da chi, sembra uscito da una tribuna elettorale anni Cinquanta o – se non fosse per la forte inflessione campana – dalle pagine di Don Camillo. È alleato con il laico De Michelis, ma difende strenuamente il cardinal Ruini e l’ex-governatore Fazio. Dice di richiamarsi ai valori della resistenza, ma tra i suoi testimonial ha reclutato nientemeno che Emanuele Filiberto di Savoia; parla della sua minuscola Democrazia Cristiana come se fosse davvero il partito di De Gasperi, Moro e Fanfani con il 30% dei voti; ora che tutti vorrebbero sbarazzarsene, lui usa per Berlusconi le stesse parole entusiastiche che – da un po’ di tempo – usano, nei suoi stessi confronti, gli esponenti di estrema destra. Insomma, da dieci e lode.
Berlusconi: Nessun commento. Non ce n’è bisogno e non ne merita.
(a cura di Fedelaide Boccioni, a nome e per conto di quel cafone di Goyassel La Zucca – redazione blog: goyassel_la_zucca@hotmail.com)
| inviato da il 28/3/2006 alle 23:50 | |
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26 marzo 2006
IMITANDO PAOLO OJETTI
Tre domande di Fedelaide Boccioni ai visitatori del blog.
1) Silvio Berlusconi da Napoli ha preso di mira, tra gli altri, il suo avversario nella corsa a Palazzo Chigi, Romano Prodi, definito «un poveraccio che si illude di contare qualcosa», ma che nella sua coalizione ha ricevuto «l'elemosina di 5 deputati». Parole di quel medesimo Mastro-don Berlusconi che, ogni giorno, si lamenta delle offese rivoltegli dagli avversari e che, nello stesso tempo, si vanta di non aver mai fatto ricorso a insulti di nessun tipo.
Domanda: La docile corrispondente del Tg1 Susanna Petruni ha parlato nel suo servizio di questo passaggio del discorso del premier? Ha ripetuto, in particolare, l’epiteto pronunciato da Mastro-don Berlusconi all’indirizzo di Prodi?
2) Silvio Berlusconi nel corso del suo comizio da Napoli con implicito riferimento a comunisti e post-comunisti presenti nella coalizione di Centrosinistra: «Leggetevi il libro nero sul comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non li mangiavano ma li bollivano per concimare i campi».
Domanda: La docile corrispondente del Tg1 Susanna Petruni ha parlato nel suo servizio di questo passaggio del discorso del cosiddetto Cav?
3) Carlo Rognoni, vicepresidente del csm, a proposito delle dichiarazioni di Mastro-don Berlusconi sulla giustizia: «Trascinare la magistratura, o anche semplicemente una parte di essa nella campagna elettorale è un tentativo di delegittimazione che va respinto nel mondo più fermo ed assoluto».
Domanda: Il conduttore del Tg1 David Sassòli che ha letto in un comunicato queste dichiarazioni di Rognoni ha provveduto a chiarire che si riferivano direttamente a quanto affermato Berlusconi da Napoli?
A voi le risposte.
(a cura di Fedelaide Boccioni, a nome e per conto di quel corrotto del possidente Goyassel La Zucca - goyassel_la_zucca@hotmail.com)
| inviato da il 26/3/2006 alle 23:51 | |
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26 marzo 2006
LA RELIGIONE, LA CHIESA E IL CLERO NELLA CANZONE POPOLARE, POLITICA E DI PROTESTA (3)
Con la lettera del prete (Ivan Della Mea, 1964)
Con la lettera del prete l'è vegnùu chì a Milan l'è vegùu per laurà per fà su quatter danèe Gira gira e on alter pret g'ha truàa on bel laur l'è andàa a fà el murador per fà su quatter danèe Dai lavora sei un terrone dai lavora che tu sei forte dai a Dio qualche soldo per comprarti il tuo aldilà.
Il padrone gli disse «Per accordo con il prete ti trattengo un tanto al mese per la chiesa e la carità». L'è andàa innanz a streng i dent per tri ann e quatter mes l'ha fàa su on bel poo de ges col lavoro e la carità. Dai lavora sei un terrone... etc.
L'è cascàa l'alter dì l'è borlàa dal campanil l'è restàa lì inciodàa cont i gamb paralisàa Con la lettera del prete l'è tornàa al sò paés l'è andàa via da Milan l'è andàa a vivv de carità Non lavori sei un terrone con le gambe rotte e morte con i soldi dati a Dio hai comprato il tuo aldilà.
Quando suona la santa messa giù al paese o il mattutino lui è lì su di un gradino a cercar la sua carità lui è lì su di un gradino a cercar la sua carità.
| inviato da il 26/3/2006 alle 11:39 | |
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23 marzo 2006
LA RELIGIONE, LA CHIESA E IL CLERO NELLA CANZONE POPOLARE, POLITICA E DI PROTESTA (2)
Ha detto De Gasper'a tutti i divoti (canzone comunista del Dopoguerra)
Scritta dal figlio del poeta socialista Ciardullo dopo la sconfitta del 1948 e adattata ai moduli di una filastrocca popolare, questa canzone fu registrata nel 1962 a Cosenza da Emilio Jona e Michele Straniero ed è poi entrata a far parte anche del repertorio di Giovanna Marini. Informatore Antonio Scaramuzzina di professione maschera teatrale, che è anche l’esecutore, insieme ad Armando e Vincenzo Scaramuzzina, della traccia contenuta nell’antologia L’ordine nuovo (DdS 161/63), disponibile anche in cd.
(Note e testo tratti da Il folk italiano. Canti e poesie popolari, a c. di G. Vettori, Milano, Newton & Compton, 1975, p. 474 e dall’opuscolo allegato al cd L’ordine nuovo)
Ha detto De Gasper’a tutti i divoti dàtemi ‘u voto e non ci pinzate. E cu’ lu voto chi vua mi date lu paradiso vi l'accattate. Vi l'accattate ppe vitam aeternam jennu raminghi ccu na linterna.
A ppe dispietto dei comunisti chi vonno a morte dei capitalisti. I capitalisti nui a ci vulemo si no a sso munnu cume suffremo? 'Bbiato chi soffre, a dissi Piu, di fare soffrire ci pienzo io.
Vi fazzu fare ‘na cura ‘sto vierno ma se murite nun gghiate a lu ‘nfìerno. A lu infierno arrasusìa. meglio murire di checchisìa. Di checchisìa nun mora a nissuno supa na lunga cura e dijuno.
Co'u dijunare sun fatti li santi no co 'u mangiari brutt'ignorante brutte ignorante ch’ ‘un capisciti chi mi parrati quannu 'un sapete. Quannu 'un sapete chillu chi fazzu m'avete a dire ca signu pazzu.
Nun signu pazzu né testa di rapa ca pazzu è chillu chi volu lu papa. Lu papa ha ditto pòari pizzienti salvaci l'anima e tìraci i dienti. Tìraci i dienti ppe non mangiari tàppaci 'a vucca ppe non fumà.
Io né li dienti l'aiu tirate e né la vucca m'aiu tappatu. Mi l'aiu lassata ppi cc'incantà avanzi di ziti ppe 'unn'accattà ppe 'unn'accattare nemmenu na sarda ppe penitenza rrobba si guarda.
Quannu si guarda c'è l'abbundanza ca pu sperare e t'inchi la panza. T'inchi la panza asciutta si ti lamienti ssi farabuttu. Si farabuttu senza cuscienza a nnomu du papa ti bbenedicu.
Ti bbenedicu gran populuni ca si legatu ccu su curdunu. Sii cristiane e statti cuntientu ti salvi l'anima e campi di viento.
(a cura di morsiglione diamanto, a nome e per conto di quell’ignorante del possidente Goyassel La Zucca)
| inviato da il 23/3/2006 alle 21:55 | |
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23 marzo 2006

Interessante il faccia a faccia di stasera. All’inizio avevamo creduto che, in quello studio bianco, ci fosse un unico politico seduto davanti a uno specchio, che una volta si divertiva a parlare con accento romano e l’altra con accento bolognese. Poi però il riporto asimmetrico di Mimun ci ha richiamati tristemente alla realtà: ci siamo così resi conto che non c’era nessuno specchio e che i leaders in trasmissione erano due per davvero. Che ci sia qualcosa che non va nel bipolarismo italiano? (Fed. Boc.)
(a cura di Fedelaide Boccioni, a nome e per conto di quel pescivendolo del possidente Goyassel La Zucca)
| inviato da il 23/3/2006 alle 0:47 | |
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